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La mutabilità del palazzo di Diocleziano

Marco Montorsi

Pensieri e riflessione sulla IA e su come può impattare il lavoro e la società

Quest'estate sono andato in vacanza in Croazia e tra le varie tappe mi sono fermato a Spalato. Qui si trova il palazzo di Diocleziano, e visitandolo mi sono subito appassionato alla sua storia — davvero peculiare — e a tutte le trasformazioni che ha attraversato nel corso dei secoli.

La storia

Il palazzo fu commissionato dall'imperatore Diocleziano, grande stratega del III secolo D.C., che riuscì a stabilizzare un impero in crisi attraverso la tetrarchia — una suddivisione del potere tra quattro co-imperatori. Fu anche il primo imperatore romano ad abdicare volontariamente: tutti gli altri finirono uccisi o in prigione, direi proprio una scelta saggia.

Diocleziano non era un uomo di modestia. Nel 287 D.C. assunse il titolo di Iovius — il "gioviano", colui che agisce sotto la protezione e l'autorità diretta di Giove. Non si definiva esplicitamente figlio del dio, ma ci andava molto vicino: si presentava come il suo rappresentante in terra, con un'autorità quasi divina. Una volta lasciato il trono, ovviamente non poteva accontentarsi di un appartamento qualsiasi, e decise di farsi costruire un imponente palazzo sulla costa di Spalato, vicino alla sua città natia Salona. La costruzione richiese più di dieci anni, terminando attorno al 305 D.C.

Diocleziano morì nel 313 D.C. e con lui finì anche il breve periodo in cui il palazzo fu usato per lo scopo per cui era stato costruito.

Le quattro porte

Il palazzo aveva la pianta di un accampamento militare romano — il classico castrum — con quattro porte, ognuna orientata verso un punto cardinale e con un nome che riflette la sua importanza.

Ricostruzione del palazzo di Diocleziano

Al centro del complesso si trovava il peristilio, una grande piazza colonnata che non aveva nulla del foro romano tradizionale — luogo di commercio e vita civile. Qui i sudditi venivano per rendere omaggio all'imperatore: uno spazio pensato per la cerimonia e l'adorazione, in linea con il culto quasi-divino che Diocleziano aveva costruito attorno alla sua figura.

  • Porta Aurea (nord) — la più imponente, riservata agli ingressi solenni e cerimoniali
  • Porta d'Argento (est) — l'ingresso verso la città di Salona
  • Porta di Ferro (ovest) — l'accesso ai quartieri di servizio
  • Porta di Bronzo (sud) — affacciata direttamente sul mare, usata per gli spostamenti dell'imperatore via acqua

Porta Aurea del palazzo di Diocleziano

La Porta Aurea è la meglio conservata e ancora oggi la si attraversa camminando nel centro storico di Spalato. Guardandola dall'esterno si vede chiaramente la struttura originale romana: le arcate cieche, le nicchie decorative e le torri laterali.

Le sfingi

Diocleziano era profondamente affascinato dalla cultura egizia, e quando costruì il suo palazzo volle portarci un pezzo d'Egitto: 12 sfingi in granito nero, fatte arrivare direttamente dall'Egitto. Erano già vecchie all'epoca — risalivano al faraone Thutmosi III, vissuto attorno al 1479 a.C. — ma oggi, a distanza di oltre 3500 anni, quelle sopravvissute si trovano ancora lì a Spalato. Nel corso dei secoli ne rimangono solo tre: una sul peristilio del palazzo, una senza testa davanti al tempio di Giove, e una terza nel museo della città.

Sfinge sul peristilio del palazzo di Diocleziano

Guardandola da vicino si nota un dettaglio curioso: a differenza delle sfingi più classiche con zampe feline, questa ha le mani umane — un tratto distintivo di alcune sfingi del periodo di Thutmosi III, che mescolano il corpo leonino con elementi antropomorfi.

La trasformazione

Nel 614 D.C. gli Avari e gli Slavi distrussero Salona, la vicina città romana dove viveva buona parte della popolazione della regione. Gli abitanti, rimasti senza casa, non si fecero molte domande: entrarono nel palazzo abbandonato e ci si insediarono. Letteralmente. Divisero le grandi sale in abitazioni, costruirono nuovi edifici nelle corti, tamponarono i portici. Nel giro di qualche generazione quello che era stato la residenza privata di un imperatore era diventato una città medievale, con strade, case, chiese e mercati tutti incastrati dentro le mura romane originali. Una città dentro un palazzo, o un palazzo diventato una città — dipende da come lo si guarda.

Questa sovrapposizione continua nei secoli: veneziani, ottomani, austriaci, ognuno ha lasciato il suo strato su quello precedente. Oggi passeggiando nel centro storico di Spalato si cammina letteralmente dentro le strutture romane: i vicoli seguono i corridoi del palazzo, alcune case hanno le pareti romane come fondamenta, e qua e là tra i negozi e i bar spuntano colonne e archi di duemila anni fa.

L'ironia della storia

C'è però un dettaglio che rende tutto ancora più straordinario. Gli abitanti di Salona erano cristiani, e Diocleziano era stato uno dei più feroci persecutori dei cristiani nella storia romana — chiese demolite, testi sacri bruciati, fedeli uccisi. Quando si insediarono nel palazzo, distrussero ogni ritratto e raffigurazione dell'imperatore. Il mausoleo ottagonale che Diocleziano si era fatto costruire come tomba personale aveva al suo interno una serie di nicchie con le sue effigi: le distrussero tutte. Le nicchie sono ancora lì, ma sono vuote. Si racconta che le sue ossa furono rimosse e gettate in mare.

Tra le vittime delle persecuzioni di Diocleziano c'era stato San Doimo, vescovo di Salona, fatto decapitare dall'imperatore il 10 aprile del 304 D.C. nell'anfiteatro della stessa città. Quel mausoleo — costruito da Diocleziano per sé — fu trasformato in cattedrale cristiana e dedicato proprio a San Doimo. Colui che era stato perseguitato divenne il padrone della casa del suo persecutore.

La riflessione

Quello che mi ha colpito visitando il palazzo non è tanto la grandiosità romana — quella te la aspetti — quanto questa capacità delle strutture di trasformarsi e adattarsi nel tempo in modi che i costruttori originali non avrebbero mai potuto immaginare. Diocleziano costruì il suo palazzo come simbolo del potere imperiale e come rifugio personale. Pochi secoli dopo era una città. Poi una fortezza medievale. Poi un quartiere turistico.

C'è qualcosa di consolante in questa mutabilità: le cose costruite con cura e solidità sopravvivono ai loro creatori e alle loro intenzioni originali, e trovano nuovi significati e nuovi usi che li rendono ancora più ricchi di quanto fossero all'inizio. Il palazzo di Diocleziano è sopravvissuto non nonostante le trasformazioni, ma grazie a esse.

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