Emozionarsi ancora da esseri umani
- Marco Montorsi
- Personale
- 16 Feb, 2026
Un film che fa parlare
Di recente sono andato al cinema mosso dalla curiosità di vedere Hamnet - Nel nome del figlio. Avevo visto diversi reels e video che mostravano spettatori in lacrime, e questo ha acceso la mia curiosità.
Non perché mi piaccia soffrire, per quello mi faccio già sottomettere abbastanza come cintura bianca di jiu-jitsu, ma era da un po’ che non vedevo un film capace di appassionarmi davvero. Così ho deciso di dargli una chance.
Per fortuna l’ho fatto. È stato un film bellissimo, che sì, mi ha fatto piangere come tutti gli altri in sala, ma non è questo il punto. È un film che riesce a far provare emozioni profonde e autentiche. Sentendo i nasi tirati su durante la proiezione, era chiaro che non fossi l’unico.
Parto dal consigliarlo assolutamente. Non farò spoiler perché vi invito a vederlo con i vostri occhi, ma cercherò di raccontare come, secondo me, riesca a coinvolgere così tanto le persone.
La trama (senza spoiler)
Il film racconta la storia d’amore tra William Shakespeare e sua moglie Agnes, seguendo il percorso della loro vita insieme: le difficoltà che può incontrare una giovane coppia nell’Inghilterra dell’epoca, i momenti di gioia, le sfide quotidiane.
La pellicola si concentra molto sulla chimica tra i due protagonisti, su come riescono ad affrontare gli ostacoli e i momenti felici nonostante le differenze di carattere, di famiglia e di aspirazioni.
Vi lascio qui il trailer e non aggiungo altro.
Perché non è una recensione
Questa non vuole essere una recensione tradizionale. Non voglio influenzare troppo chi legge su come vivere certe scene o interpretare certe immagini.
Vi suggerisco di andare a vederlo senza aspettative precise. È giusto che proviate le emozioni che sentirete in quel momento, senza filtri o preconcetti. Credo sia il modo migliore per vivere questo film.
Emozioni umane in un mondo veloce
Quando l’avrete visto, forse capirete meglio il senso di questo titolo.
Il film riesce a trasportare lo spettatore perché gli permette di sentire ciò che sentono i protagonisti: l’amore, la sofferenza, la perdita, la speranza. Sono emozioni che tutti proviamo, eppure penso che sempre di più ci stiamo abituando a un mondo dove le emozioni vengono messe da parte.
Tutto va veloce. Tutto deve avere un’utilità, un ritorno. Facciamo le cose per quello che ci porteranno, non perché abbiamo piacere a farle.
Certo, siamo tutti portati a fare sacrifici nella vita quotidiana, per esigenze personali o doveri verso chi amiamo. Sono cose che ci accomunano.
Fermarsi a sentire
Però a volte è utile, anzi necessario, fermarsi. Farci delle domande. Ascoltare il nostro corpo e le nostre emozioni.
Trovo che questo film sia un momento di riflessione perfetto. Un’occasione per ricordarci che siamo esseri umani, e che emozionarsi non è una debolezza, ma una delle cose più autentiche che possiamo fare.